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Chirurgia esteticaNumero Verde
OBESITA'

Nel nostro paese si calcola che il 44% delle persone sia in sovrappeso e di queste il 10% sia francamente obeso. Si può quindi stimare che in Italia ci siano circa 4.000.000 di obesi.

Le moderne acquisizioni scientifiche hanno dimostrato come l'aumento di peso sia proporzionale ad un peggioramento della qualità di vita del soggetto e come sia maggiore l'incidenza di malattie metaboliche (diabete), cardiovascolari, respiratorie, osteoarticolari ecc….

In medicina il peso corporeo ideale di un soggetto si valuta sulla base di alcune formule matematiche.
Per semplicità possiamo dire che se il peso eccede quello ideale del 30% il soggetto si considera in sovrappeso, se eccede del 60% si considera obeso e se eccede del 100% si considera invece obeso in maniera severa.

Per il medico il soggetto obeso viene considerato affetto da una malattia cronica associata ad una serie di altre malattie che possono essere concomitanti e come tale va affrontata.

Diverso è il discorso se si vuole vedere il problema dal punto di vista dell'opinione pubblica. La distinzione infatti è d'obbligo in quanto siamo di fronte ad una materia in cui il concetto di malattia è poco diffuso ed a molti sconosciuto. Se per esempio è ovvio per tutti che il diabete è una malattia cronica ben dominabile ma che può procurare complicanze gravissime, non è così per l'obesità. Questa viene vista infatti, come accennato sopra, come una semplice condizione dell'individuo frutto di una carenza del comportamento o più semplicemente di una grossa passione per "il mangiare", in sintesi quasi un semplice fatto estetico. Gli interessati stessi sono per la maggior parte ignari dei rischi legati alla loro situazione a causa di una informazione sociale assolutamente carente e all'assoluta mancanza di insegnamento nell'educazione alimentare nei confronti dell'infanzia, in particolare nel nostro paese. Negli ultimi anni si sta cercando di ovviare a questa carenza e sono sempre più numerosi i messaggi dei mass media sull'argomento. Purtroppo, come spesso avviene, si tratta di messaggi spesso di natura più pubblicitaria che scientifica, e questo non fa altro che ingenerare equivoci e confusione in un settore così delicato.

In Italia i dati dell'ISTAT del 1991, mostrano come il massimo di prevalenza dell'obesità sia al sud, specie tra i 45 ed i 75 anni. Essa raggiunge il massimo nelle donne del sud di età avanzata, contrariamente a quelle giovani dove si registra invece la percentuale minima.

Sul piano strettamente sociale, le persone obese, che lo si voglia o no, difficilmente ottengono un impatto positivo nei rapporti umani. E' luogo comune che l'obeso sia meno attivo, meno volenteroso, meno efficace sul piano lavorativo, una persona nel complesso carente sotto il profilo caratteriale. E' tipico che l'obeso debba essere necessariamente "simpatico" per ottenere l'attenzione altrui ed evitarne il distacco. Le persone in questione sono di parere assolutamente contrario e si descrivono tutt'altro che poco attive ma da una recente indagine è emerso che solo una piccola parte dei loro medici curanti si sentono di confermare questa tesi.

Sul piano lavorativo è innegabile inoltre che esista nella nostra società una vera e propria discriminazione nei confronti di questi soggetti: si va dalla quasi impossibilità di essere assunti per esempio come commesse per il sesso femminile, in particolare nel campo dell'abbigliamento, all'assegnazione di territori di vendita meno competitivi per il sesso maschile. Addirittura in alcuni concorsi pubblici può essere considerato criterio di esclusione l'essere obeso o a volte anche semplicemente in sovrappeso. L'immagine femminile in particolare, proposta in tutti i campi, allo stato attuale risponde a canoni opposti alle caratteristiche delle donne in sovrappeso o peggio ancora obese.

Come accennato, malgrado in Italia la legge non ammetta discriminazioni di sorta nel campo del lavoro, l'esperienza di tutti i giorni ci dice l'esatto contrario.
Contrariamente ai portatori di handicap per esempio, ritenuti dalla società non colpevoli della loro condizione e quindi ovviamente giustificati ed aiutati, la persona obesa viene ritenuta responsabile e si ritiene essa stessa responsabile della propria condizione e dell'impossibilità a modificarla e come tale viene penalizzata e si auto-penalizza. Molti obesi, infatti, vivono in una condizione di perenne frustrazione e di scarsa considerazione di se stessi . Ciò si ripercuote naturalmente su tutti i campi di interesse della vita e spesso anche su quello sentimentale in cui questa persona si sente quasi "non competitiva", incapace di suscitare interesse e di poter incontrare l'attenzione del sesso opposto, tendendo a chiudersi sempre più in se stessa fino a condurre una vita ritirata al di fuori di sguardi indiscreti e quindi, in definitiva, di possibili ulteriori rifiuti e penalizzazioni. È necessario premettere che nella maggior parte dei casi il sovrappeso, nella vita di tutti i giorni, non crea particolari problemi se non, talvolta, psicologici. Quando si entra, invece, nell'ambito della obesità di grado elevato, sono molteplici i problemi che emergono anche nella vita quotidiana, rendendo difficile fare cose che la maggior parte di noi svolge con facilità e naturalezza.

I PROBLEMI QUOTIDIANI

La traspirazione

E' noto che questo problema spesso affligge le persone indipendentemente dal peso ma quando vi è un eccesso di massa corporea la vita diventa veramente scomoda. Le camicie, le calze e la biancheria intima sono le prime ad impregnarsi di sudore, talvolta anche a riposo e con temperatura ambientale nella norma

L'abbigliamento

Nell'abbigliamentola persona obesa incontra le difficoltà maggiori. Alcuni accessori o capi sono introvabili se non a prezzi elevati o solo su misura, sempre con costi elevatissimi. Eppure l'obesità in Italia rappresenta una vasta nicchia di mercato non ancora valutata adeguatamente dal punto di vista commerciale. Labbigliamento è uno degli elementi essenziali per la vita di relazione di ogni individuo. Per le taglie classiche vi è una scelta infinita per qualità, prezzo e varietà, ma quando si cerca qualcosa di più ampio si incontrano gravi limitazioni. Sono infatti pochi i negozi con disponibilità di grandi taglie e, spesso, solo nelle grandi città.

Quando una persona in notevole sovrappeso riesce a trovare un negozio in cui si vendono esclusivamente taglie grandi o grandissime si ritiene fortunata ed affronta con molta più serenità la scelta dei capi o degli accessori. E' incredibile come non esistano anche in Italia centri globali che commercino tutto il possibile per le esigenze di molte migliaia di persone che non trovano risposte e non solo nel campo dell'abbigliamento. II problema sembra certamente sottovalutato dall'industria anche se la varietà stessa delle taglie renderebbe ampia produttività con i gran­di numeri dei potenziali clienti. Se in Italia sono infatti diversi milioni le persone in sovrappeso, le persone con obesità concla­mata sono circa 4.000.000. I capi di abbigliamento hanno il problema delle taglie, ma anche di costo che di solito è supe­riore del 20/30%, se non di più. La difficoltà di reperimento fa passare in secon­do piano la possibilità di seguire la moda o sce­gliere il colore desiderato.

La socialità

E' necessario addentrarsi in questo difficile argomento considerando le attività socializzanti. Quasi ogni persona obesa intervistata ha affermato come senta il proprio problema e quante più persone lo condividano. Quando l'obesità è di grado elevato la quasi totalità sfugge le occasioni di incontro, isolandosi sempre più. Molte di queste persone sarebbero disponibili ad incontrarsi, a viaggiare, a svolgere attività sportive se si tenessero presenti queste loro potenzialità. Molte persone obese intervistate affermano che si recherebbero volentieri in palestra o in piscina se vi fossero orari riservati.
Anche questa rappresenta un'ampia area di mercato che non è tenuta presente perché i dati reali dell'obesità sono sotto stimati o, meglio, sconosciuti.

Gli ambienti, gli arredi e gli spostamenti

Per chi non sia soltanto in sovrappeso, ma sia francamente obeso, spostarsi rappresenta uno dei maggiori impegni. Non ci si rende conto quale sia la difficoltà che si incontra nei movimenti in queste condizioni: provate ad immaginare di avere il vostro amato figlio o nipotino sulle spalle per 24 ore.

Di solito una persona notevolmente obesa, man mano che incontra difficoltà, tende ad isolarsi ed a strutturare la propria casa attenuando, per quanto possibile, i problemi circondandosi di arredi che rendono meno disagevole la quotidianità.

Trattamenti dietetici

In questo capitolo stiamo per trattare della moderna scienza dell'alimentazione, un campo dove, troppo spesso, il sentito dire gioca la parte del leone, con conseguenze disastrose.

Si tratta di un terreno in cui svolgono la loro attività persone a volte senza scrupoli che, illudendo i più ingenui (e sono tanti), propongono, continuamente, panacee alchimistiche miracolose. Nel corso degli ultimi anni, la scienza ha fatto passi da gigante, ma non è ancora in grado di fare miracoli: diffidare, dunque, di chiunque non "paventi" ma "prometta" i famosi sette chili in sette giorni! Ribadiamo il concetto che l'alimentazione, oltre ad essere la più variata possibile, deve rispettare alcune regole:

  • bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno, un bicchiere la mattina, appena alzati, uno prima di ogni pasto ed uno prima di coricarsi;
  • non abusare di alcolici; non esagerare con i condimenti a base di grassi animali;
  • non mantenere una dieta a base di alimenti eccessivamente raffinati (a meno di necessità derivanti da precise patologie);
  • mangiare quotidianamente buone quantità di frutta e verdura.

Le principali fonti alimentari sono rappresentate da:

  • zuccheri o carboidrati (pane, pasta, riso, cereali e zuccheri in genere);
  • proteine (legumi, carni, formaggi, etc.);
  • grassi (oli vegetali, burro, strutto, etc.).

Ognuno di questi elementi ha una funzione essenziale ed insostituibile per l'organismo e non deve essere assolutamente tralasciato o abolito; la percentuale giornaliera ottimale è di 50-60% carboidrati - 15-20% proteine - 20-25% grassi, possibilmente di natura vegetale.

Cosa mangiare e con cosa

Senza scendere troppo in dettaglio, impariamo a riconoscere gli errori più grossolani e gli abbinamenti ottimali per l'organismo. Come abbiamo detto, gli zuccheri rappresentano la benzina dell'organismo e, più sono puri, più facilmente assimilabili.

Un cucchiaio di zucchero raffinato, ad esempio, se preso prima di una competizione sportiva, non sortirà l'effetto di aumentare le energie, anzi, dopo un brevissimo e momentaneo innalzamento della curva glicemica verrà inevitabilmente il crollo.

Il concetto è che:
più gli zuccheri sono legati ad una giusta quantità di fibre e mucillagini vegetali, più lentamente vengono assimilati dal nostro organismo, il quale avrà più tempo per utilizzarli.

Quindi ben vengano pane, pasta, riso, farro, miglio etc., ma attenzione all'abbinamento con le proteine animali, (pasta al ragù etc.) che ne rallentano la digestione e la metabolizzazione. Un'eccezione è rappresentata dai formaggi, che se assunti in modiche quantità, non disdegnano i cereali.

Un'accoppiata decisamente vincente è rappresentata, invece, da legumi e cereali (pasta e fagioli, riso e lenticchie etc.). I legumi mal tollerano gli abbinamenti con (

(pasta e fagioli, riso e lenticchie etc.). I legumi mal tollerano gli abbinamenti con carni, uova ed insaccati (lenticchie e cotechino etc.). Le patate rappresentano, poi, un argomento a sè; la loro forte componente amidacea, le rende decisamente indigeste, se mischiate alle verdure, quasi tutte ricche di cellulosa. Il risultato è un bolo che, trascinato verso il fondo dell'intestino, può creare flautolenza e gonfiore.

Un abbinamento eccezionalmente digeribile, invece, è quello di uova e patate. I dolci non devono essere demonizzati, ma semplicemente consumati lontano dai pasti, in quanto gli zuccheri semplici precipitano direttamente nell'intestino, trascinandosi dietro tutto ciò che incontrano, con conseguenze spesso spiacevoli. La frutta acida, soprattutto l'ananas, può tranquillamente essere consumata alla fine di un pasto a base di proteine animali. La frutta dolce (banane, cachi etc.), può seguire un pasto a base di carboidrati.

Per quanto riguarda i grassi, bisogna usare i debiti accorgimenti, atti ad impedire che questi non subiscano procedimenti ossidativi; in sostanza bisogna evitare di:

  • usare il parmigiano già grattugiato;
  • mangiare panini, tartine etc., con burro spalmato ore prima;
  • assumere pietanze condite con olio, magari il giorno prima.

In tutti questi casi, il processo di ossidazione sarà accelerato ed i grassi che andremo ad ingerire, rappresenteranno dei veri e propri nemici del nostro organismo.

Impariamo poi, a riconoscere certi tipi di calorie: quelle che servono a mandare avanti la nostra macchina organica, devono essere utilizzabili.

Esistono, invece, alcuni alimenti estremamente calorici, come l'alcool, o le frítture, che sono caratterizzati da calorie, così dette, nude, in quanto forniscono ben poca energia e finiscono subito in grasso.

Per quanto riguarda la suddivisione dei pasti, poi, c'è da dire che la digestione stessa brucia un certo numero di calorie e che l'organismo ha bisogno di un apporto calorico costante.

Ciò sta a significare che, se gli forniamo in un'unica somministrazione le ipotetiche 3000 calorie giornaliere, il nostro motore interno non farà in tempo a bruciarle tutte e molte di esse finiranno in accumuli adiposi.

Il risultato di quest'equazione è molto semplice: mai saltare i pasti, perché poi si finisce inevitabilmente con l'abbuffata unica.

La soluzione ideale è quella di suddividere il nostro fabbisogno in quattro, anche cinque pasti al giorno, considerando il meno consistente, quello che precede il sonno.


 


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